Tre anni fa a Capri la misteriosa morte di Luca Canfora, il ricordo della sorella: “Cercherò fino alla fine la verità”
Tre anni fa nelle acque di Capri, sotto via Krupp, veniva trovato il corpo senza vita di Luca Canfora, costumista del film di Paolo Sorrentino “Parthenope” (nella foto il momento del rinvenimento). L’inchiesta è tutt’ora in corso e la sua morte è ancora avvolta nel mistero. La sorella Stefania, impegnata insieme alla famiglia nella ricerca della verità, affida ai social un toccante ricordo di Luca, a iniziare da quei drammatici momenti in cui seppe della sua scomparsa. Ecco il testo.
Ciao Luca,
oggi, 1 settembre 2026, sono passati tre anni da quando non sei più su questa terra.
Quel giorno di tre anni fa, nell’ isola, definita la più bella del mondo, di Capri, sono finiti i tuoi giorni terreni.
Solo, sanguinante e moribondo, in mare, hai esalato l’ultimo respiro.
Da quel giorno la mia vita si è fermata, mi correggo, la mia vita si è fermata il 2 settembre 2023 alle 9.30, quando mi hanno comunicato che eri scomparso.
Non avrei mai immaginato che, di lì a poco, sarei entrata in un obitorio e guardarti, per l’ultima volta, in un cassetto.
Eh sì, solo dopo 24 ore hanno pensato di capire cosa fare.
Nessuno ti ha cercato prima, nessuno si era mosso prima, hanno aspettato la fine del girato di quel giorno sul Faro (the show must go on) e, solo dopo, si sono mossi ed hanno creato la loro verità.
La Verità!
Mangio, bevo, dormo a volte rido a volte piango ma il mio cuore si è fermato, forse, il giorno in cui saprò la Verità, ricomincerà a battere.
La Verità è l’unica cosa che cerco e la cercherò fino all’ ultimo dei miei giorni, alla Giustizia ci penserà Dio.
Quanti di loro conoscevi da anni, quanti si definivano amici ed invece eri solo su quell’ isola.
Fino ad oggi nessuno ha parlato, tanti sapranno, in parte o tutto
C’è chi mi dice che qualcuno, con coscienza parlerà, prima o poi.
No, non credo abbiano una coscienza e chi sente qualche sussurro, lo soffoca pensando:
A che serve tanto non ritornerà più in vita.
Devo pur mettere il piatto in tavola.
Metto il ciuccio dove va il padrone.
Voglio fare carriera.
Non voglio uscire dal circoletto.
Non voglio perdere la faccia.
Non voglio perdere soldi e potere e se mai non dovessero dormire, useranno un sonnifero per dormire e dimenticare, a volte piangono pure.
Io vivo nella disperazione ma è una disperazione dettata dall’ amore, la loro è la disperazione di chi guarda l’abisso oscuro in cui sono precipitati e da dove non potranno mai più uscire.
Sai Luca, la sera prima del tuo funerale hanno provato a convincermi a farli parlare in chiesa, durante la funzione, ma mi sono rifiutata.
Quella funzione, svolta in un silenzio irreale, dove risuonava solo la voce del meraviglioso prete Massimo, era per consegnare la tua anima a Dio non per dare voce a chi ti ha lasciato solo, morto in mare e solo, anche, dopo.
Non immaginavano che la tua famiglia ti amasse così tanto e che non si fermasse davanti a nulla per arrivare alla Verità
Per loro lo facciamo per soldi, eh già così dicono, in un mondo in cui tutto ha un prezzo, loro, gente senza amore, parlano dell’unica cosa che conoscono, i soldi, vagando come zombie senza meta se non l’inferno in cui vivono ed in cui vivranno per l’eternità.
Ti vedo ridere di tutte queste miserie umane che non ti riguardano più.
Tu sei Luce.
Un giorno saremo tutti insieme con Gioia, nel mentre, a denti stretti, vado avanti alla ricerca della Verità con Iaia e Pino,
la tua Famiglia.
Salutami Babbo, Mamma e Mariano.
Ciao Luca
Tua sorella Stefania

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