Tradizionale “Incontro di fine d’anno”, lettura contemporanea del testo redatto da Raffaele Vacca

Tradizionale “Incontro di fine d’anno”, lettura contemporanea del testo redatto da Raffaele Vacca

Anche quest’anno si svolgerà il tradizionale “Incontro di fine d’anno”. Sarà nell’originale forma della lettura contemporanea del testo appositamente redatto, ovunque ci si trovi, alle ore 19 del 30 dicembre.

L’Incontro era nato nel 1972 come concerto d’organo, nella chiesa di S. Michele in Anacapri, quando nell’Isola, nel periodo natalizio, non c’erano manifestazioni culturali. Era poi proseguito nella chiesa di S. Sofia.

La forma attuale, ispirata dal poeta Rainer Maria Rilke, è stata adottata nel 2001.

Il testo di quest’anno, redatto come sempre da Raffaele Vacca, è stato ispirato in particolare da alcuni brani dei “Sermoni” di Sant’Antonio, che dall’inizio del Settecento è il patrono di Anacapri.

Sostiene che, anche in tempi drammatici come quelli in cui siamo, il conversare nel silenzio con la Sapienza rafforza coloro che vogliono essere responsabili del proprio vivere e di quello dell’umanità.

Ecco il testo dell’incontro.

“Conversare con la Sapienza”

Era tradizione che, nella Piazzetta di Capri, dopo i tocchi della mezzanotte dell’orologio che indicavano il passare da un anno ad un altro, prima di augurare il Buon Anno, un componente della Banda Putipu, cantando, con la musica quasi in sordina, presentasse una sintesi di quello che nella comunità isolana era avvenuto nell’anno che scompariva.

Si limitava, logicamente, ad avvenimenti esteriori, lasciando che ognuno, eventualmente, ricordasse in cuor suo ciò che maggiormente aveva sentito, pensato, vissuto.

Ora, che tutto si è globalizzato, a ricordare quel che principalmente è avvenuto durante l’anno sono i mass media, per cui non ci si sofferma più su quello che è avvenuto nella comunità ma su quello che è avvenuto in Italia e nel mondo.

A soffermarsi su questi avvenimenti, ma superficialmente, sono coloro che vivono cercando, prevalentemente, come dicono, di godersi la vita, ed adattandosi alle indicazioni del mondo, purché non siano a loro vantaggio.

Diversamente fanno coloro che vivono cercando di essere responsabili della loro esistenza terrena e, per quanto è possibile, del mondo nel quale vivono.

Sul finire di un anno e l’inizio di un altro essi ricordano sia le letizie e le gioie che hanno vissuto, sia le inquietudini e le ansie che hanno sentite in se stessi.

Per questi il 2025 che sta scomparendo è stato un anno particolarmente drammatico, con avvenimenti di autentica barbarie, della quale inquietanti e sconvolgenti scene sono giunte nelle nostre stesse case così come in case di ogni parte del mondo.

Avvenimenti mondiali hanno ricordato che, dall’agosto 1945 l’umanità (e quindi tutti coloro che la compongono, succedendosi) vive nella perenne minaccia di una sua disintegrazione nucleare parziale o addirittura totale. E che a questa minaccia si è aggiunta quella del cambiamento del clima, e poi quella dell’intelligenza artificiale che, se non ben usata, può togliere l’umano all’uomo. 

Avvenimenti politici hanno reso sempre più possibile la fine della civiltà, e non solo di quella occidentale.

Nonostante tutto ciò, nelle nostre città e nei nostri paesi è continuato ad avvenire quello che avveniva anche nel Duecento, come ci rivela Sant’Antonio che dall’inizio del Settecento, è patrono di Anacapri.

Nelle città e nei paesi ci sono sempre travagli, contraddizioni, iniquità, ingiustizie.

I sapienti della terra consigliano stoltamente di cercare le cose temporanee, di rincorrere le transitorie, di credere alle false promesse del mondo, gioiendo, inebriandosi.

Si trasgrediscono le leggi, si cambia il diritto, si dimentica Dio.

Ipocriti e falsi sono presi come astri immobili quantunque siano come astri erranti, e portino al naufragio coloro che, osservandoli, regolano su di essi la propria vita.

Spesso , magari inconsciamente, cresce e poi si sviluppa quel disagio della nostra civiltà del quale si incominciò a parlare agli inizi del Novecento, e che si è sempre sviluppato.

Per non lasciarsi prendere da un tale disagio è necessario seguire le indicazioni dello stesso Sant’Antonio.

Dopo le occupazioni materiali, dopo essersi liberati da pensieri e preoccupazioni, bisogna rientrare in se stessi.

Chiuse le porte al mondo (ed ai suoi mass media) bisogna convivere con la Sapienza. È quello che di alto è nobile gli uomini, ascoltando il divino, hanno sentito, pensato, ricercato e trasmesso sul vivere. È che coloro che si adattano al mondo trasformano in erudizione o tentano addirittura di cancellare.

Il conversare con la Sapienza non dà fastidio, non dà amarezza, non dà nausea. Dona pensieri che più si acquistano più avidamente si bramano. Dona quiete, serenità, ed anche letizia e gioia.

Essendo splendore della Luce Eterna, la Sapienza tutto può e, restando se stessa, tutto rinnova, dando fortezza, letizia, astuta lealtà, generosità.

Raffaele Vacca

 





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