Terremoto in profondità al largo di Capri, la Protezione Civile: “Niente danni”. L’Ingv: “Processo geologico tipico del Tirreno meridionale”. L’Osservatorio: “Nessun collegamento con Vesuvio e Campi Flegrei”

Terremoto in profondità al largo di Capri, la Protezione Civile: “Niente danni”. L’Ingv: “Processo geologico tipico del Tirreno meridionale”. L’Osservatorio: “Nessun collegamento con Vesuvio e Campi Flegrei”

Nessun danno segnalato in Campania in seguito alla scossa di terremoto di magnitudo 5.9 verificatosi nella notte al largo di Capri, ad una profondità di 414 km. A renderlo noto è l’assessore alla Protezione Civile Fiorella Zabatta, impegnata in queste ore nel Centro coordinamento soccorsi presso la Prefettura di Napoli. Il sisma si è verificato a una notevole profondità che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha definito “ben al di sotto delle comuni profondità sismogenetiche dei terremoti italiani“.

Stiamo parlando di un terremoto fantasma che sull’isola di Capri nessuno ha avvertito“, ha dichiarato all’ANSA il sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta. “Nessun allarme è scattato, né ci sono state segnalazioni da parte di cittadini“, ha evidenziato il primo cittadino. “Moltissimi hanno appreso del terremoto quando si sono svegliati e hanno letto le notizie dei media“.

Questo fenomeno, definito dagli esperti come abbastanza raro per quest’area geografica, si discosta drasticamente dai comuni terremoti italiani che avvengono nella crosta superiore, situandosi ben al di sotto delle consuete profondità sismogenetiche.

Secondo quanto spiegato in una nota ufficiale dell’Ingv, l’origine del terremoto è da ricercare in un processo geologico tipico del Tirreno meridionale.

Il fenomeno è causato dalla presenza nel mantello terrestre di uno “slab” di litosfera oceanica che sta sprofondando da milioni di anni al di sotto del Mar Tirreno. Sebbene questa attività sia più frequente lungo le coste calabresi e siciliane, è meno comune al largo della Campania. L’Ingv ricorda che il precedente più forte in quest’area risale al 27 dicembre 1978, con una magnitudo Mw 5.9 a largo di Gaeta, mentre il più potente in assoluto resta quello del 1938, con una magnitudo stimata tra 6.8 e 7.1.

Fortunatamente, come sottolineato dai tecnici dell’Istituto, la grande profondità determina una forte attenuazione delle onde sismiche, limitando sensibilmente l’impatto sul territorio e prevenendo danni strutturali che una magnitudo simile causerebbe se fosse più superficiale.

Francesca Bianco, dirigente di ricerca dell’Osservatorio Vesuviano, ha ribadito che l’evento è strettamente legato a dinamiche tettoniche profonde e non ha alcuna connessione con l’attività vulcanica del Vesuvio o con il bradisismo dei Campi Flegrei. L’assenza di risentimento diretto a Napoli e provincia è dovuta proprio alla natura dell’ipocentro, che ha impedito alle onde di scuotere violentemente il suolo locale, nonostante le segnalazioni giunte via social da utenti residenti in altre zone della penisola.

Le ripercussioni principali per il sisma si sono registrate sul fronte dei trasporti. La rete ferroviaria a nord di Napoli, a seguite delle verifiche disposte secondo i protocolli, ha subito rallentamenti significativi, con treni in transito tra Salerno e Napoli Centrale che hanno accumulato ritardi compresi tra i 25 e i 100 minuti. Alla stazione Termini di Roma sono state segnalate variazioni e cancellazioni precauzionali. Rete Ferroviaria Italiana ha attivato i protocolli di sicurezza per effettuare le verifiche tecniche sull’infrastruttura, necessarie a garantire la piena regolarità del traffico dopo un evento di tale magnitudo, nonostante la natura profonda del sisma.

 





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