Suolo pubblico, bar, aperture e chiusure: vivace dibattito sul ricorso al Tar, posizioni e punti di vista a confronto
Vivace dibattito, sui social, in piazza e sui giornali, intorno alla notizia del ricorso al Tar da parte dei titolari dei bar della Piazzetta contro il nuovo regolamento sul suolo pubblico adottato dal Comune di Capri.
Sul punto interviene l’avv. Teodorico Boniello, responsabile della delegazione di Capri dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Condividiamo pienamente – dice Boniello – la posizione del Sindaco di Capri in ordine alla regolamentazione delle chiusure invernali dei bar della Piazzetta e il necessario pugno fermo nei confronti delle attività, a tutela della comunità. Da troppi anni l’isola vive un progressivo processo di desertificazione nei mesi invernali: chiudono bar, ristoranti, alberghi, negozi e luoghi di aggregazione, mentre si riducono anche trasporti e servizi essenziali. Capri, come più volte sostenuto, non può essere solo una destinazione stagionale: esiste un problema sociale concreto nei mesi invernali, che colpisce residenti e lavoratori che vivono sull’isola dodici mesi l’anno. Si tratta dell’effetto distorsivo di un modello di sviluppo sbilanciato sull’overtourism estivo. Si potrà anche ricorrere al TAR, e i regolamenti potranno essere oggetto di valutazione giurisdizionale, ma resta fondamentale che la politica dia segnali chiari al di là del TAR e assuma decisioni coraggiose nell’interesse della collettività. La tutela dei consumatori e dei cittadini residenti passa anche dalla garanzia di servizi minimi e di una vita sociale dignitosa durante tutto l’anno”.
Opposta la posizione dell’Ascom-Confcommercio di Capri, il cui presidente Luciano Bersani in una dichiarazione inviata a tutti gli associati afferma: “Non intendo commentare le parole del Sindaco, ma è evidente che il ricorso al TAR non rappresenta la difesa di un privilegio, né tantomeno una mancanza di rispetto verso i capresi. Al contrario, lascia intendere che il provvedimento adottato presenti profili di possibile illegittimità. I bar della Piazzetta hanno sempre trovato un accordo per le aperture invernali, salvo casi eccezionali, e questo nonostante la chiusura della maggior parte delle attività e degli alberghi. Consentitemi di aggiungere una riflessione: è anche grazie a quei pochi imprenditori capresi che resistono se Capri, durante l’inverno, non diventa completamente deserta. Forse, ogni tanto, dovremmo semplicemente ringraziarli”.
A favore delle misure adottate dal Comune si schiera l’Atex, con il presidente Graziano D’Esposito che dichiara: “Atex Isola di Capri accoglie con favore le misure adottate dall’Amministrazione comunale di Capri in materia di regolamentazione del suolo pubblico, oggetto in questi giorni di un acceso dibattito a seguito del ricorso presentato da alcuni operatori della Piazzetta. Come evidenziato anche dal Sindaco, senza regole chiare il rischio concreto è quello di alimentare ‘incertezza e caos’ con ricadute negative non solo per gli operatori economici ma soprattutto per l’immagine complessiva della destinazione turistica. Riteniamo, infatti, che in una realtà delicata e prestigiosa come Capri, la regolamentazione non sia un limite ma una garanzia. Capri non può permettersi improvvisazione. Deve continuare a rappresentare un modello di eccellenza internazionale, e questo è possibile solo attraverso una gestione attenta, regolata e sostenibile degli spazi e delle attività. Per questo motivo, pur nel rispetto delle legittime posizioni di tutti gli operatori, riteniamo che il percorso intrapreso dall’Amministrazione vada sostenuto e rafforzato, nella consapevolezza che difendere le regole significa difendere il futuro del turismo e dell’identità stessa dell’isola”.
In una dichiarazione resa al quotidiano La Repubblica, il presidente di Federalberghi Isola di Capri Lorenzo Coppola fa da “pontiere” e dice: «Mi auguro che le attività commerciali e il Comune trovino presto un accordo che permetta a tutti di lavorare bene, rispettando la collettività. Solo collaborando è possibile far crescere il territorio».
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Qui di seguito una lettera che l’Ascom ha inviato agli associati
Cari associati,
a seguito dell’adozione del nuovo “Regolamento per la disciplina del canone unico patrimoniale, di esposizione pubblicitaria e del canone mercatale” ed in particolare per gli esercizi titolari di suolo pubblico e non (per intenderci chi ha spazi delimitati da strisce bianche e/o sopra suoli pubblici coperti da tende), riteniamo utile comunicarvi una analisi delle “novità” rispetto al precedente regolamento (già oggetto di modifiche nel 2021), introdotte ed approvate dal consiglio Comunale del 24 febbraio 2026 e pubblicato all’albo pretorio in data 10 marzo 2026.
All’art.33 viene inserito il nuovo comma 3 che, nel richiamare il Regolamento n. 41 del 2017, determina un mutamento significativo rispetto all’approccio finora adottato in materia di disciplina delle attività musicali presso tutti i pubblici esercizi e gli altri luoghi di intrattenimento e, quindi, presso anche quegli esercizi (alberghi, ristoranti, bar, club, beach club, etc) che detengono o non detengono suolo pubblico.
Tale richiamo comporta un esplicito invito agli addetti ai lavori (organizzatori di eventi, wedding planner, artisti, artigiani, allestitori, tecnici, titolari di bar, ristoratori, albergatori, gestori di roof, etc.) ma anche agli organi di controllo, affinché prestino attenzione sulla sua applicazione.
Quindi, l’analisi del nuovo Regolamento Canone Unico non può non tener conto del richiamato regolamento comunale n. 42 del 6 giugno 2017 che, pur vigente sin dal 2017, negli anni non era stato oggetto di un’applicazione particolarmente rigorosa, in quanto le occasioni di intrattenimento musicale erano di fatto tollerate e costituivano un’opportunità di promozione per l’isola stessa.
Il richiamo esplicito all’osservanza di tale regolamento ha un suo impatto in particolare sugli eventi di una esclusiva clientela, molti dei quali già erano stati programmati fin dallo scorso anno, nei pubblici esercizi (alberghi, ristoranti, bar o club, etc. etc.) presenti sul territorio.
È opportuno evidenziare che si tratta di occasioni di festeggiamento legate a particolari ricorrenze, richieste da una selezionata clientela internazionale e in ogni caso già limitati, in quanto oggetto di contingentamento nel numero massimo di 12 all’anno e non oltre 4 nello stesso mese per ciascun esercizio e nel caso della “piazzetta” nel numero massimo di 6 eventi all’anno e non oltre 2 nello stesso mese per ciascun esercizio.
A seguito di tale richiamo è presumibile che si registrerà una particolare attenzione sulle modalità e caratteristiche consentite e su come tutti i professionisti dell’intrattenimento nelle loro diverse componenti dovranno attenersi in occasione di eventi organizzati presso un pubblico esercizio.
In particolare:
Per quanto concerne le attività svolte su terrazze, giardini ed aree esterne di proprietà privata nell’ambito del rispetto del piano di zonizzazione le emissioni dovranno essere minimamente avvertibili nelle vicinanze o nelle adiacenti abitazioni.
Per quanto concerne le sole attività svolte su suolo pubblico saranno consentite esecuzioni musicali dal vivo con o senza cantante con strumentazione acustica senza alcun tipo di amplificazione.
Ne consegue che, qualora l’organizzazione dell’evento preveda – come già avvenuto e tollerato in passato – la presenza di un DJ (per musica di sottofondo) o di un gruppo folkloristico, l’intrattenimento musicale dovrà essere realizzato nel rispetto della normativa vigente in materia di inquinamento acustico e se su suolo pubblico esclusivamente senza amplificazione.
È evidente come la previsione di esibizioni artistiche prive di amplificazione appare, sotto il profilo pratico, poco conciliabile con le ordinarie modalità contemporanee di intrattenimento.
L’osservanza di tali disposizioni imporrebbe agli organizzatori dell’evento di individuare un repertorio musicale che non preveda amplificazione, al fine di mantenere sempre un profilo sobrio e coerente con le prescrizioni imposte; questo naturalmente mal si concilia con una esibizione per esempio della banda Scialapopolo, cui chiedere di attenersi a tali disposizioni snaturerebbe le caratteristiche e la tipicità che ha reso questi nostri artisti locali famosi ed apprezzati nel mondo, così come un sottofondo musicale di accompagnamento alla serata curato da dj locali se non supportato da un minimo di amplificazione non potrebbe essere diffuso.
Si raccomanda pertanto ai professionisti dell’intrattenimento di mantenere un profilo discreto e di sottofondo, auspicando che tali modalità, ispirate a principi di buon senso ed equilibrio, possano essere consentite e tollerate.
Alla luce di marginali e isolati episodi sconsiderati del passato, l’invito rivolto a tutti è stato, e resta, quello di prestare attenzione a non compromettere quanto di positivo e prezioso è cresciuto e si è consolidato negli ultimi 6-7 anni. Per i non addetti ai lavori, è importante sottolineare che si tratta di eventi per ospiti (ad esempio coppie di futuri sposi, per lo più stranieri, che in molti casi già in passato erano stati ospiti di amici a Capri in analoghe occasioni), i quali fino a ieri avevano deciso di festeggiare particolari ricorrenze scegliendo l’isola come destinazione, dove trascorrere dai quattro ai cinque giorni insieme ai loro invitati.
Tutto ciò ha generato e genera ricadute non solo economiche per l’intero comparto caprese, ma anche un significativo ritorno in termini di promozione del lifestyle dell’isola, in particolare in un momento in cui si deve registrare una sensibile contrazione di queste occasioni di gioia a favore di altre località ed in particolare in considerazione della contrazione che già si registra e si registrerà a livello dell’economia locale a seguito dei tanti scenari di crisi nazionale ed internazionale.
Ma tralasciando il richiamo all’osservanza del regolamento del 2017 e le sue conseguenze e l’auspicio che prevalga il buon senso, passiamo ad illustrare ciò che lascia perplessi ed in particolare la disposizione di cui al nuovo art. 39 bis del Regolamento approvato giusta delibera n. 8 del 24 febbraio 2026, relativa al mancato utilizzo del suolo in concessione da parte degli esercizi.
Tale disposizione prevede che il mancato utilizzo del suolo pubblico concesso, per un periodo superiore a 60 giorni anche non continuativi, nelle Categoria I e II [quindi limitatamente a determinate aree del territorio comunale: in Piazza Umberto I e in Piazza Diaz e via Roma (dal numero civico 2 al numero civico 50 e dal civico 13 al civico 69/b), Piazza Vittoria e via Cristoforo Colombo], comporta l’applicazione della sanzione prevista al successivo art. 58, comma 8. (”La violazione nel corso dello stesso anno delle disposizioni contenute nell’art. 39 bis comporterà la sospensione della concessione per un periodo compreso tra i 10 e i 20 giorni. La durata della sospensione è stabilita dalla Giunta Comunale e dovrà avere efficacia esclusivamente nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 settembre”.)
Tale norma non avrà efficacia ed effetto qualora si verifichi la seguente condizione di apertura contemporanea nel periodo ottobre-marzo di:
– almeno 2 esercizi in Piazza Umberto rientrante nella Categoria I e nella Categoria II nell’area Piazza Diaz e via Roma dal civico 1al civico 11
– almeno 2 esercizi rientranti nella Categoria II nell’area compresa tra Via Cristoforo Colombo e Piazza Vittoria.
Sono, inoltre, a fronte di un eventuale accordo da sottoporre all’Amministrazione, disciplinate condizioni derogatorie nel periodo ottobre-marzo basate su l’apertura contemporanea di un numero di due esercizi (concessionari di suolo pubblico) nella medesima zona e nel periodo 10 gennaio – 28 febbraio basate sull’apertura di un solo esercizio.
Alla luce della considerazione alquanto ovvia che un accordo è una possibilità ma non una regola, e, che la concessione di suolo pubblico (ad un ristorante o ad un bar, ad un chiosco o ad un esercizio di commercio, ad un hotel o ad un esercizio alimentare) attribuisce una facoltà e non un obbligo di utilizzo, si assiste a una trasformazione di uno strumento autorizzatorio remunerato in un vincolo coercitivo all’esercizio dell’attività imprenditoriale per non meno di 305 giorni.
Un regolamento comunale che, seppur indirettamente, imponga a coloro che sono dotati di suolo pubblico un periodo di esercizio dell’attività “minimo” pari a non meno di 305 giorni l’anno, finisce per determinare una forma di discriminazione tra esercizi e tra esercizi di zone diverse.
Inoltre, tale disposizione sembra non tener conto della realtà economica dell’isola di Capri e della sua marcata stagionalità, dove la domanda nel periodo autunno-inverno subisce un drastico calo per evidenti ragioni economiche, turistiche, climatiche e infrastrutturali.
Tale disposizione, va ad incidere direttamente sulle prerogative imprenditoriali, interferendo con la libertà dell’imprenditore di determinare secondo scienza e coscienza il periodo di esercizio della propria attività, anzi penalizzandolo in funzione di una concessione.
L’esercizio viene, quindi, posto nella condizione di dover evitare una sanzione abnorme ad applicazione soggettiva (art. 58, comma 8 “La violazione nel corso dello stesso anno delle disposizioni contenute nell’art. 39bis comporterà la sospensione della concessione per un periodo compreso tra i 10 e i 20 giorni. La durata della sospensione è stabilita dalla Giunta Comunale e dovrà avere efficacia esclusivamente nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 settembre”) non attraverso la propria condotta, ma attraverso un’azione coercitiva.
Ne consegue che la Giunta (organo politico con un mandato a termine), laddove l’esercizio non si uniforma al dettato dell’art. 39 bis, non solo attribuisce a sé stessa il diritto di irrogare una sanzione di natura afflittiva, incidendo direttamente sul risultato e sull’esercizio dell’attività economica stessa, ma attribuisce a sé stessa anche la discrezionalità nella misura della sanzione (tra 10 e 20 giorni di sospensione), e i giorni (tra luglio e settembre) in cui far scontare la sanzione , con un potere discrezionale che quanto meno è discutibile.
In aggiunta c’è da segnalare che nonostante vige un principio giuridico generale di irretroattività delle norme, il consiglio comunale in fase di approvazione del nuovo regolamento, disattendendo tale principio giuridico di civiltà, ha deliberato che esso entra in vigore con effetto retroattivo dal 1 gennaio 2026, ponendo scientemente al 10 marzo 2026 (data di pubblicazione all’albo pretorio della delibera) già diversi esercizi nella condizione di dover essere sanzionati.
Eppure, nei passati anni si era sempre assistito ad un confronto ed un percorso condiviso tra istituzione ed esercizi; in particolare con i pubblici esercizi c’era sempre stato un confronto che, pur con i suoi limiti, aveva comunque garantito, in base ad un principio di sostenibilità, sensibilità, responsabilità e libertà dei titolari dei pubblici esercizi, una continuità e un livello di servizio che non ha trovato riscontro sul territorio in altri settori ed attività.
Sostituire un percorso collaborativo con un intervento dirigista appare incomprensibile ed anzi contribuisce ad aumentare la distanza tra aziende ed istituzione, ad alimentare un inutile clima di ostilità e ad aggravare le difficoltà di aziende, che nella maggior parte dei casi rappresentano tra gli ultimi presìdi economici locali e che, se non sostenute ed affiancate, dovrebbero quantomeno essere messe nelle condizioni di non subire penalizzazioni, a vantaggio di basse istanze ed appetiti esterni.
Il senso di comunità, più volte richiamato, si alimenta e si coltiva anche attraverso azioni che non indeboliscono quelle poche realtà economiche locali ancora presenti. Attività alle cui spalle non vi sono grandi gruppi internazionali o fondi esteri, ma storiche famiglie del territorio che hanno contribuito nel tempo al successo e alla crescita dell’isola.
Tutto ciò considerato, in un momento di particolari emergenze nel mondo, in un periodo storico di cambiamenti epocali, considerate le tante incognite che i tempi moderni ci riservano, era così ineludibile tale intervento?
Come Ascom-Confcommercio non possiamo, quindi, che riconoscere le ragioni che hanno portato a ricorrere per vedersi riconosciuti principi e regole di civismo, rispetto a un regolamento che, negli unici aspetti sostanzialmente modificati, risulta censurabile per le motivazioni esposte.
ASCOM -CONFCOMMERCIO CAPRI – il consiglio direttivo

Bene. Gli imprenditori di Capri (ma più corretto sarebbe chiamarli “prenditori”) vogliono continuare a sfruttare il territorio e a non dare nulla in cambio. Si dovrebbero solo vergognare.
Andate a… , voi , i soldi e lo schifo turistico, questo non è più un paese nè una comunità, da molti anni; ridotto solo a un oggetto di consumo e preda ormai di gente che lo sfrutta e lo usa , venuta da fuori; gli altri solo accecati dai soldi.