Ritorno alla vita: dalle Dolomiti a Capri. Inaugurata alla Certosa la mostra che racconta l’odissea di 139 prigionieri

Ritorno alla vita: dalle Dolomiti a Capri. Inaugurata alla Certosa la mostra che racconta l’odissea di 139 prigionieri

Di tutto l’orrore del nazismo, e della follia del suo Führer, questa è forse una delle storie di vita, e di prigionia, ancora poco conosciute.

L’isola di Capri, che nel 1945 fu testimone della liberazione di 139 prigionieri delle SS provenienti dal campo di concentramento di Dachau, ne racconta la storia, e l’odissea, in una mostra documentale, esposta in questi giorni alla Certosa di San Giacomo, che illustra, in tre lingue, attraverso pannelli e video dell’epoca, tutta la vicenda storica.

La collettiva, patrocinata dal Comune di Capri è stata finanziata dal Comune di Capri insieme alla regione Trentino Alto Adige, in collaborazione con lo storico Hotel Lago Di Braies e con la sezione eventi della Casa d’aste Bozner Kunstauktionen. Sarà esposta fino al 3 giugno, quando chiuderà il racconto il concerto di musica classica, omaggio alla memoria di quello che fu suonato, proprio nella splendida cornice della Certosa, il 3 giugno del 1945.

I miei nonni – ricorda il Sindaco di Capri Paolo Falco – , Paolo Falco, di cui porto il nome, al violino e mia nonna, Elisabeth Rudorff, al piano, vollero omaggiare attraverso la musica questi statisti europei che, con le loro famiglie, avevano vissuto un’odissea di guerra, e di paura. Le note che risuonano toccano l’animo e ridanno speranza. Fu così allora, perché durante la guerra non si poteva ascoltare la musica, ed è così anche oggi. Questa mostra, che abbiamo accolto a Capri con grande partecipazione emotiva, è una mostra dal valore storico importantissimo perché porta la testimonianza di un ritorno, appunto, alla vita e di un grande collegamento tra le località di Villabassa, in Alto Adige sul lago di Braies, e Capri: due comunità che hanno accolto, circa 80 anni fa, chi veniva dall’inferno dei campi di concentramento”.

Tutto ha inizio nel 1945, a Villabassa vicino al lago di Braies in Alto Adige, in quell’albergo diventato noto per la fiction, con Terence Hill, Un passo dal cielo: un hotel la cui facciata in pietra si specchia nelle acque cristalline del lago, in uno spazio, senza tempo, sospeso tra cielo e storia.

Durante la Seconda guerra mondiale, quando l’esercito nazista batteva in lungo e in largo questo luogo strategico delle Alpi, al confine con l’Austria e ad un passo dalla Germania, accadde un fatto straordinario e, ancora oggi, poco noto.

In quell’albergo, tra l’aprile ed il maggio del ’45 vennero condotti 139 prigionieri delle SS, provenienti dal campo di concentramento di Dachau, appartenenti a diciassette nazioni europee diverse: ostaggi che, secondo i piani del generale SS Ernst Kaltenbrunner, sarebbero dovuti essere utilizzati come merce di scambio in caso di trattative con gli alleati anglo-americani.

Ancor prima erano stati condotti nei campi di concentramento di Buchenwald e Flossenbürg e, successivamente, portati a Dachau. Con un convoglio speciale, giunsero a Innsbruck ed infine a Villabassa, in provincia di Bolzano, sorvegliati da una squadra delle SS. A Villabassa furono liberati da un gruppo di soldati della Wehrmacht, capitanti dall’ufficiale Wichard von Alvensleben il 30 aprile 1945.

Successivamente i prigionieri furono portati nell’Hotel Lago di Braies, sulla riva dell’omonimo lago, per garantire loro una maggiore sicurezza dopo la liberazione. Truppe americane giunsero a Braies il 4 maggio del 1945 e presero in consegna gli ostaggi liberati.

C’era la neve, era molto freddo – ricorda Caroline Heisse, nipote di Emma Hellnestainer la allora proprietaria dell’albergo, oggi gestito da Caroline, e che è stata una delle imprenditrici più all’avanguardia del secolo scorso – . Mia nonna si preoccupò di recuperare scarpe e vestiti da dare ai bambini e alle mogli degli ufficiali politici che provenivano dai campi di concentramento. Per anni i parenti, oggi tutti deceduti, sono tornati nel mio albergo sulle tracce della memoria dei loro cari”.

Liberati dagli alleati i prigionieri, politici di alto rango provenienti da tutta Europa, furono condotti poi, tra l’8 ed il 10 maggio del 1945, a Napoli, dove per alcuni di loro l’incubo ebbe fine, e Capri, dove gli altri vennero sottoposti a nuovi interrogatori. Coloro che provenivano da paesi in guerra con gli alleati vennero alloggiati nell’albergo Eden Paradiso di Anacapri. ( Guarda il video https://s3.amazonaws.com/NARAprodstorage/lz/mopix/111/adc/111-adc-4346.mp4)

Tra essi ci furono i familiari del colonello di Stato maggiore, il conte von Stauffenberg, che il 20 luglio del ’44 architettò l’attentato, non riuscito, al Führer. Gli altri prigionieri erano: il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, assieme alla moglie Vera ed alla figlioletta Elisabeth, il vice cancelliere austriaco e sindaco di Vienna, Richard Schmitz, il generale greco Alexandros Papagos con l’intero stato maggiore militare greco, il vescovo di Clermont Ferrand, Gabriel Piguet, il generale tedesco Franz Halder, il presidente della banca centrale tedesca ed ex ministero dell’economia, Hjalmar Schacht.

E ancora, dalla Francia, il primo ministro Leon Blum, unico ebreo assieme alla moglie Jeanne, e cinque italiani, tra cui forse il più illustre è Mario Badoglio: figlio del maresciallo Pietro, capo del governo italiano dopo la caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del ‘43.

E ancora, Tullio Tamburini ed Eugenio Apollonio, rispettivamente capo e vicecapo della polizia nella repubblica di Salò. E ancora, il generale Sante Garibaldi nipote di Giuseppe Garibaldi ed il principe Filippo d’Assia, marito di Mafalda di Savoia.

A proteggere gli ostaggi – spiega il curatore della mostra Walter Baretto e membro dell’associazione Archivio storico Lago di Braies – ci pensarono i soldati della compagnia dell’esercito regolare si stanza Bolzano, guidati dal capitano Wichard von Alvensleblen. Armi in pugno, difesero i prigionieri impedendo alle SS di ucciderli. Consegnandoli poi agli americani, che arrivarono sul lago di Braies il 4 maggio e li condussero a Capri. I prigionieri avevano vissuto anni di angoscia arrivare su quest’isola meravigliosa, che Goethe descrisse come un affascinante monumento di roccia in mezzo all’azzurro, fu per loro la fine di un incubo: il paradiso, come disse la piccola Sybille Beckmann, aveva solo 4 anni” .

Il gemellaggio culturale tra questi due comuni, da sempre a vocazione turistica, Villabassa in Alto Adige e l’isola di Capri in Campania, era a mio avviso doveroso – conclude l’assessore alla Cultura del Trentino Alto Adige Angelo Gennaccaro -. Siamo già al lavoro per ripetere, in autunno a Bolzano, questa mostra documentale, che racconta una pagina di storia del nostro Paese. Siamo assolutamente convinti che vicende oscure, di guerra e di prigionia, come questa, vadano sempre ricordate. Per non dimenticare”.

Nella foto in alto: da sinistra il sindaco di Capri Paolo Falco, il curatore della mostra Walter Boaretto e il giornalista di Reoubblica Valerio Giacoia.

Nelle foto in basso: alcuni dei pannelli presenti in mostra, gruppo dei prigionieri fuori l’hotel Lago di Braies.

 





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