La scoperta della Grotta Azzurra avvenne durante un giro dell’isola in barca

La scoperta della Grotta Azzurra avvenne durante un giro dell’isola in barca

di Raffaele Vacca

La scoperta della Grotta Azzurra avvenne diciott’anni dopo la scomparsa della Grotta Oscura, dovuta alla frana del sovrastante costone roccioso, sul quale si elevava la Torre di guardia della Certosa.

Dal Settecento la Grotta Oscura era meta di visitatori ed anche oggetto di descrizioni.

A volere la scoperta della Grotta Azzurra furono il notaio Giuseppe Pagano, che aveva aperto una locanda nell’ampio fabbricato familiare, situato a poca distanza dalla piazzetta, ed August Kopisch.

Attivamente partecipò il marinaio Angelo Ferraro, chiamato per un giro dell’Isola in barca con remunerazione. Piuttosto passivamente vi partecipò Ernst Fries.

August Kopisch era venuto a Capri da Napoli, ed aveva preso alloggio nella locanda di Giuseppe Pagano che, dopo aver iniziato a dargli utlissime notizie sull’Isola, aveva messo a sua disposizione le opere su Capri che aveva iniziato a raccogliere quando era studente a Napoli. E gli aveva dato indicazioni per il suo visitare l’Isola in lungo e in largo, in attesa di visitarla per mare, insieme con Ernst Fries.

Essendo il mare ritornato calmo, questo giro, nel pomeriggio del 16 agosto, fu programmato per la mattinata del giorno seguente.

Per organizzarlo Giuseppe Pagano mandò a chiamare l’esperto marinaio Giuseppe Ferraro.

Nell’attesa della sua venuta, e dopo avergli notato la particolarità di vari luoghi, Giuseppe Pagano rivelò a Kopisch un desiderio insoddifatto, che aveva incominciato a nutrire in giovinezza (quando nella Grotta Oscura si entrava liberamente).

Era quello di esplorare la grotta, situata a fil d’acqua, a poca distanza dalla sovrastante Torre di Damecuta, costruita dove c’erano i resti della villa estiva dell’imperatore Tiberio. Ma non aveva mai trovato collaborazione, in amici e conoscenti, perché la grotta era ritenuta luogo del diavolo e di spiriti maligni.

Inaspettatamente Kopisch gli rivelò che ora aveva il suo appoggio. E che anzi l’esplorazione sarebbe potuta avvenire l’indomani, all’inizio del giro dell’Isola.

E così fu, nonostante lo scetticismo di Ernst Fries e l’ostilità del canonico Nicola, fratello di Giuseppe.

Per questo, nella mattinata del 17 agosto, sulla barca di Angelo Ferraro oltre a Kopisch e Fries salirono Giuseppe Pagano, il figlio Michele che aveva dodici anni, e l’asinaio Michele Federico. La barca ne trainava un altra più piccola.

Mentre la barca, partita da Marina Grande, avendo ai remi Angelo Ferraro e Michele Federico, si avvicinava alla grotta, il canonico Nicola Pagano, non essendo riuscito ad evitare l’esplorazione, e preoccupato per le conseguenze, celebrava una Messa nella chiesa di Santo Stefano, alla presenza di tutti i familiari, pregando affinché non ci fossero drammatiche conseguenze.

Il primo ad entrare nella Grotta fu Angelo Ferraro, che era in una tinozza e ne spingeva un’altra contenente padelline con pece accesa che illuminavano, facendo fumo. Era seguito a nuoto da August Kopisch.

Poi, richiamati dai due, entrarono a nuoto Giuseppe Pagano ed Ernst Fries. Ed in seguito l’asinaio Michele Federico con il dodicenne Michele.

In seguito, ad essi si aggiunse l’innominato anacaprese, proprietario dei campi sovrastanti la grotta il quale, ritrovandosi in tanta bellezza, disse che tutto era suo, anticipando quella vertenza sulla proprietà della grotta che propose John Klay MacKowen quando, un’ottantina di anni dopo, diventò proprietario di quei terreni sovrastanti.

Dopo la scoperta, mentre Kopisch e Fries, dopo aver preso andando a nuoto dalla barca le cartelle da disegno e le sedie da campo, restavano nella grotta per osservarla e disegnarla, Giuseppe Pagano uscì da questa, e con una barca di marinai ritornò a Capri dove aveva impegni. Qui ritornarono anche Michele Federico e Michele Pagano sulla seconda barca, mentre Ferraro, Kopisch e Fries continuarono il giro dell’Isola.

Uscendo dalla Grotta Angelo Ferraro aveva esclamato “ne siamo pur venuti fuori! Sant’Antonio ci ha protetti”.

E Sant’Antonio, che dal finire del Settecento era patrono di Ancapri nel cui territorio era situata la grotta, invocò poco dopo quando, stando in barca con i due pittori tedeschi, per l’improvviso soffiare del vento e l’agitarsi del mare e la rottura del piuolo, uno dei due remi finì in mare e la barca stava per essere sbattiuta contro le altissime rocce. Poi il remo fu recuperato ed il giro dell’Isola continuò, quantunque per il vento il mare continuava ad essere molto mosso.

A sera, dopo la cena, Giuseppe Pagano invitò August Kopisch a scrivere una relazione sulla scoperta nel Registro degli Ospiti della locanda.

Forse pensando che Kopisch l’avrebbe intitolata a lui, Pagano propose che fosse intitolata allo stesso Kopisch. Ma questo invece preferì chiamarla Azzurra, “perché la luce proveniente dalla profondità del mare fa brillare di azzurro il suo ampio interno”.

Tuttavia nella relazione August Kopisch si attribuisce il merito della scoperta della grotta, della cui conosscenza aveva appreso solo nel pomeriggio del giorno precedente, anche se ammette che è avvenuta per le indicazioni di Giuseppe Pagano ed in compagnia di lui e di Fries.

Tutto però meglio precisò nella monografia sulla scoperta della Grotta Azzurra, pubblicata a Berlino nel 1832 dodici anni dalla scoperta che avvenne in esemplare ed armoniosa collaborazione tra due abitanti dell’Isola di Capri e due tedeschi.

Il testo è dedicato ai tanti marinai dell’Isola di Capri che, dal 1826, su piccole barche , come quella subito immaginata da Giuseppe Pagano, con abnegazione, orgoglio, amore ed in novità di spirito, hanno condotto nella Grotta Azzurra uomini e donne di ogni parte del mondo. Ed in particolare a Salvatore Ruocco che è stato tra questi.

 





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