La lettera di Veronica: “La pace non è un lusso, è un diritto. Vi racconto la mia tranquillità negata”
Riceviamo e pubblichiamo.
Mi chiamo Veronica Vitolo, sono figlia di due genitori che hanno lavorato tutta la vita e sacrificato tutto per dare a me e a mio fratello un tetto sotto cui vivere, dandoci anche l’opportunità, un giorno, di avere una casa qualora avessimo messo su famiglia.
Mio padre è in pensione da circa sei anni. Quella pensione che sembra così lontana, ma che quando arriva dovrebbe rappresentare il tempo della serenità, del riposo, della famiglia. Una casa con un bel giardino e un bell’orto, dove lui passa quasi metà del suo tempo a curarlo e coltivarlo con dedizione. Quella casa che non è solo una casa, ma il risultato di anni di lavoro. Il posto che mio padre ha scelto perché li c’era pace, c’era silenzio, perché poi una volta in pensione potesse godersi la tranquillità che si era meritato. Noi eravamo abituati a trascorrere le giornate calde all’aperto, prendendo un po’ di sole, scambiando due chiacchiere o stando semplicemente in silenzio.
Queste righe non serviranno forse a far comprendere i valori che abbiamo, come il rispetto e l’educazione, ma sono solo una breve parentesi per raccontare chi siamo. Scrivo tutto questo per dire che, purtroppo, da qualche anno la tranquillità e soprattutto la libertà ci sono state tolte. Persone con un certo potere hanno deciso che tutto ciò che avevamo dovesse esserci portato via, costruendo a pochi metri da casa un campo da padel all’aperto. Da quel momento la nostra quotidianità è cambiata radicalmente. Il rumore continuo dell’impatto delle palline sui vetri, i colpi secchi delle racchette, le urla dei giocatori rendono impossibile vivere serenamente la nostra casa. Costretti a chiuderci dentro. Porte e finestre serrate anche d’estate. Il giardino è diventato uno spazio inutilizzabile per gran parte della giornata. Non si tratta di un semplice fastidio, ma è un logoramento quotidiano.
Quando mi chiedono dove abito, rispondo con amarezza: “Abito nel campo da padel”. Per fortuna, a volte, il televisore, la cappa della cucina, il rumore del camino, la musica o le cuffie ci aiutano a coprire almeno in parte quel frastuono.
All’inizio è stato davvero stressante. Il campo da padel è stato costruito proprio quando mia mamma aveva iniziato ad avere problemi gravi di salute. Non sto qui a elencare tutte le difficoltà che ci sono state, ma vi posso garantire che sono state tante e ancora oggi lottiamo giorno dopo giorno per assicurarci di trascorrere giornate tranquille insieme. Ma ciò rende tutto più pesante. È stressante anche perché sei costretto a guardare l’orologio e a dirti: “Ok, mancano ancora due ore, ho ancora un po’ di tempo per godermi il mio giardino o la mia casa in pace”. Poi la giornata finisce, smetti di uscire, anche solo per innaffiare: magari rimandi all’indomani o alla chiusura del campo. Rimandi tutte le attività all’aperto. Ci ritroviamo a guardare l’orologio, aspettando che si spengano le luci per andare a letto. Non è solo rumore.
È stanchezza. È frustrazione. È sentirsi ignorati.
Il mio giorno di riposo dal lavoro coincideva con il giorno di chiusura del campo: almeno potevo riposare in pace. D’estate non esiste tenere le finestre aperte, altrimenti come si fa a fare la pennichella? Eppure, ogni tanto, le apriamo per far passare un po’ d’aria: non possiamo privarci di tutto. In camera, a volte, sembra di essere fermi al 31 dicembre, come se fuori ci fossero i fuochi d’artificio. Oggi sono mamma di due gemelli. Avrei voluto che i miei figli crescessero nel giardino dei nonni, crescendo sull’erba, giocando all’aperto. Invece dovrò tenerli dentro casa o portarli fuori per un giro. Perché qui è impossibile persino parlare.
Ho pianto. Mi sono chiesta perché proprio a noi? Perché costruirlo a ridosso di una casa? Perché nessuno ha pensato all’impatto umano di quella scelta? Perché non altrove? Nessuno poteva tutelarci? Non so se tutto questo sia formalmente legale ma so per certo che non è giusto. So che è stato fatto senza considerare l’impatto acustico. So che la casa che doveva essere il nostro rifugio è diventata un luogo da cui difendersi. Nessuno dovrebbe sentirsi prigioniero nella propria abitazione. A chi giudica o minimizza dico soltanto: provate voi a vivere così. Provate a non poter aprire le finestre. Provate a non sentirvi liberi in casa vostra. Non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto, silenzio, di poter ritornare a vivere.
Quando lo guardo, non riesco a credere che sia davvero lì, quasi a toccarlo con un dito.
La cosa che mi fa più rabbia è che, dopo tanti sacrifici fatti dai miei genitori, tutto sia finito così.
Giorno dopo giorno si perde la lucidità e a volte non si riesce neanche a ragionare.
Pensate di andare a letto con un pensiero e svegliarvi con lo stesso. Che ormai le cose belle vengono messe da parte. Questo è soltanto un riassunto, ma viverlo è ben altro.
Grazie per averci rovinato la vita.
La pace non è un lusso. È un diritto.
Veronica Vitolo – Anacapri

In quest’isola non c’è nessun rispetto nè per l’ambiente, nè per gli abitanti. Se non è il campo di padel , è il traffico mostruoso sotto le case , la impossibilità di prendere un autobus per mesi e mesi, l’aria irrespirabile per gli scarichi veicolari che entra nelle case sulle vie carrozzabili e che ti impedisce di respirare se cammini su quelle vie, rischiando pure la pelle. In questo periodo poi i fuochi per bruciare le erbacce e chissà che altro , che ti svegliano alle 4 di notte.
Non ci sono valori e amore per la natura e per gli altri, non c’è cultura : ci sono solo ignoranza e fame di guadagno.