Capri Longevity Festival 2026: scienza, bioetica e istituzioni in dialogo sul futuro della longevità
Un pubblico numeroso e partecipe fino alla conclusione dei lavori, un confronto capace di superare la tradizionale distanza tra relatori e platea e numerose domande che hanno trasformato un appuntamento scientifico in una vera esperienza collettiva. È il risultato del Capri Longevity Festival 2026, “Mediterraneo: l’ecosistema della longevità”, svoltosi il 10 settembre nella Sala Pollio di Capri, un incontro nel quale scienza, università, neuroscienze, medicina, bioetica, filosofia, istituzioni e società civile hanno dialogato intorno a una delle grandi questioni del nostro tempo: non soltanto quanto a lungo potremo vivere, ma come potremo vivere meglio gli anni che ricerca e medicina contribuiscono ad aggiungere alla vita. Il Festival è un progetto ideato, promosso e organizzato dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) e realizzato sull’isola con FIDAPA BPW Italy – Distretto SudOvest, Sezione di Capri, con il patrocinio della Città di Capri e del Comune di Anacapri.
Figura centrale nella costruzione e nella realizzazione della tappa caprese del Festival, la Prof.ssa Maria Rosaria Romano, docente di Bioetica Medica e Teologia Morale presso la Pontificia Università dell’Italia Meridionale a Napoli, membro dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) e fondatrice dell’Osservatorio Permanente su Capri di Bioetica e Diritti Umani, ha costruito negli anni sull’isola quella rete di relazioni accademiche, istituzionali e umane che ha consentito di trasformare una visione scientifico-culturale in un progetto condiviso. Studiosa di bioetica e Medical Humanities, con un percorso accademico e di ricerca che intreccia teologia, bioetica e filosofia, Romano ha delineato la cornice antropologica e bioetica del Festival: interrogare la longevità non soltanto in termini di lifespan, ma di healthspan, dignità, responsabilità, brain health, relazioni e Human Flourishing. «Le idee diventano progetti quando incontrano competenze. Ma diventano storia quando incontrano persone», ha ricordato Romano, riconoscendo nella rete di persone e nella fiducia costruita a Capri uno degli elementi che hanno reso possibile il successo dell’iniziativa. Da qui la sfida affidata alla comunità scientifica e al territorio: può Capri, da sempre crocevia di culture, bellezza, ambiente e relazioni, diventare un laboratorio mediterraneo nel quale ripensare la longevità umana? Una prospettiva condensata nell’interrogativo che ha attraversato il Festival: «Quanto umani sapremo rimanere mentre impariamo a vivere più a lungo?».
A testimoniare la forte accoglienza istituzionale dell’isola è stato innanzitutto il Sindaco della Città di Capri, Dott. Paolo Falco, medico-chirurgo, che ha aperto l’incontro ed è rimasto presente e partecipe fino alla conclusione dei lavori, entrando egli stesso nel dialogo con scienziati e pubblico. Nel corso dell’evento gli è stato consegnato un riconoscimento in cristallo dedicato allo Human Flourishing, quale segno di gratitudine per la sensibilità e l’impegno con cui ha accolto il progetto e favorito a Capri uno spazio di incontro tra scienza, bioetica, salute e bene comune. Un riconoscimento che richiama il significato stesso della fioritura umana: creare, anche attraverso territori, comunità e istituzioni, condizioni favorevoli alla salute, alle relazioni, alla dignità e alla partecipazione.
Nella realizzazione del Festival, il Dott. Riccardo Carrara, socio fondatore dell’IINBE, ha seguito e coordinato le diverse fasi operative del progetto. Figura scientifica e neurobioetica di riferimento dell’incontro caprese, Padre Prof. Alberto Carrara ha partecipato al confronto con il pubblico riportando costantemente le possibilità della scienza ai temi dell’etica, della dignità, della responsabilità e dell’equità. «Dopo la tappa inaugurale di Capalbio, dedicata al rapporto tra neuroestetica, bellezza, arte e salute cerebrale, l’approdo a Capri consolida una missione precisa: democratizzare la longevità, offrire a cittadini e giovani strumenti concreti di prevenzione e ribadire che vivere più a lungo e in salute deve rappresentare un patrimonio condiviso e accessibile a tutti».
Particolare entusiasmo ha suscitato nella comunità scientifica il Decalogo sulla Longevità elaborato dall’IINBE, accolto dai relatori come uno degli esiti più significativi del confronto caprese. Il documento traduce ricerca e riflessione bioetica in principi capaci di connettere prevenzione, salute cerebrale e mentale, stili di vita, ambiente, equità, accessibilità e dignità della persona, con l’ambizione di diventare uno strumento concreto di divulgazione e responsabilità condivisa.
Uno dei momenti più coinvolgenti è stato affidato al Prof. Andrea de Bartolomeis, Ordinario di Psichiatria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, protagonista di un intervento capace di trasformare la divulgazione neuroscientifica in esperienza. De Bartolomeis ha coinvolto pubblico, Sindaco e autorità in una dimostrazione collettiva sul rapporto tra organismo, movimento ed evoluzione, portando simbolicamente l’intera sala ad aprire le braccia e a partecipare al ragionamento scientifico. Numerose le domande rivolte allo scienziato su cervello, comportamento, plasticità e riserva cognitiva. La sua capacità comunicativa ha reso evidente uno degli obiettivi del Festival: portare la scienza fuori dalla distanza della cattedra e renderla comprensibile, partecipata e umanamente significativa.
Di grande rilievo la partecipazione in collegamento da Philadelphia del Prof. Antonio Giordano, scienziato di fama internazionale, Presidente e fondatore della Sbarro Health Research Organization (SHRO), Professore di Biologia Molecolare alla Temple University e Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine. Giordano ha portato nel confronto caprese la prospettiva della ricerca biologica e traslazionale, contribuendo al dialogo tra genetica, epigenetica, ambiente, prevenzione e malattie croniche, e mostrando come la longevità sia un fenomeno complesso nel quale biologia e ambiente interagiscono lungo l’intera traiettoria della vita.
Il Prof. Matteo Lorito, già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha richiamato il ruolo dell’Università come luogo di produzione della conoscenza, formazione delle nuove generazioni e innovazione responsabile, dedicando particolare attenzione alle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale e alle criticità poste da piattaforme e sistemi che utilizzano competenze e attività umane a servizio dei processi digitali. Una riflessione che ha aperto una domanda pienamente coerente con la prospettiva bioetica del Festival: quale posto intendiamo riservare all’essere umano nell’innovazione che stiamo costruendo?
Tra i momenti più intensamente umani dell’incontro, la presenza del Prof. Tafuri, ultranovantenne, ha portato nella Sala Pollio qualcosa che nessun dato scientifico avrebbe potuto sostituire: la testimonianza concreta di una lunga vita ancora pienamente abitata. Con semplicità e vitalità ha raccontato una quotidianità ricca di interessi, lettura, cura dell’orto e passione per la cucina, ricordando come la longevità non sia soltanto durata biologica, ma continuità di interessi, relazioni e partecipazione alla vita.
A moderare l’incontro è stata la nutrizionista Francesca Marino, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che si è detta «onorata di aver accompagnato un confronto caratterizzato da una significativa interlocuzione con il pubblico». Con professionalità ha scandito i tempi degli interventi e favorito il dialogo tra relatori e platea, richiamando, tra le riflessioni conclusive, l’importanza di promuovere e divulgare i principi espressi nel Decalogo sulla Longevità dell’IINBE.
Fondamentale per la realizzazione dell’iniziativa sull’isola la collaborazione della FIDAPA BPW Italy – Distretto Sud-Ovest, Sezione di Capri, guidata dalla Presidente Gianna Maria Lembo, insieme alle socie della sezione, che hanno accompagnato il progetto con sensibilità, accoglienza e profonda conoscenza della realtà caprese. Un ruolo particolarmente significativo è stato svolto dalla Dott.ssa Rita Federico, Vice Presidente della Sezione di Capri, giurista apprezzata sull’isola per le sue qualità umane, la concretezza e la capacità di tradurre le idee in azioni. Federico ha accompagnato con grande partecipazione le diverse fasi organizzative del Festival, mettendo a disposizione competenza e capacità operativa. Il suo contributo, insieme a quello della Presidente e delle socie FIDAPA, è stato determinante per la riuscita dell’iniziativa. Una collaborazione che ha mostrato concretamente come la longevità non si costruisca soltanto nei laboratori, ma anche nelle comunità, nelle relazioni e nella capacità di creare reti di fiducia. Tra le presenze significative anche Renato Esposito del Gatto Bianco, uomo di cultura profondamente legato a Capri, che attraverso le sue celebri passeggiate letterarie racconta l’isola intrecciandone luoghi, memoria, storia e letteratura la cui presenza ha testimoniato il valore della rete culturale e umana dell’isola che ha accolto il Festival.
Il Festival ha visto inoltre il prezioso contributo della Clinica Ruesch, autorevole realtà ultracentenaria della sanità napoletana, che porta nel progetto la dimensione concreta della cura, della prevenzione e dell’assistenza, insieme alla Sbarro Health Research Organization (SHRO) e alla Temple University, che contribuiscono alla rete scientifica e sanitaria dell’iniziativa. Una sinergia che esprime uno degli obiettivi centrali del progetto: mettere in comunicazione ricerca, prevenzione, pratica clinica e territorio, affinché le acquisizioni scientifiche sulla longevità possano tradursi in opportunità concrete per la salute delle persone.
